Nel disegno la matita è lo strumento per eccellenza che non necessita di alcuna preparazione. Difatti (a differenza della pittura che necessita di un pennello, un pigmento e un medium) la matita sia di grafite che a colori con la sua immediatezza e facilità d’uso la rendono lo strumento più utilizzato e versatile che ci sia nel campo delle belle arti. Può essere usata sia per iniziare un lavoro, ad esempio la preparazione di un dipinto partendo da uno studio a matita, che come strumento con il quale realizzare un disegno finito vero e proprio (il classico ritratto a matita).

Le matite sono in vendita con diverse gradazioni di grigio che vanno dalla 9B (un grigio molto scuro) alla 9H (un grigio chiarissimo), in mezzo a questi due valori assoluti esiste una scala di grigi che permette di scegliere il tipo di matita più adatta a un determinato uso. Nella scala di durezza le matite che vanno dal 9H alla F sono definite “dure”; invece quelle che vanno da HB a 9B sono dette “morbide”. Le prime utili nel disegno tecnico, le seconde in quello artistico. Esistono altre gradazioni nella scala delle morbide (EE ed EB), ma non le prenderemo in considerazione.

E’ necessario usare 10 matite “morbide” per realizzare un ritratto? Assolutamente no, spesso l’intensità di un grigio può essere determinata anche dalla pressione esercitata dalla mano mentre si usa una matita. Quindi più si preme e maggiore sarà l’intensità prodotta, ovviamente intendiamo 1 tono al massimo 2. Questo significa che con una 3B possiamo arrivare a una 4B esercitando più pressione mentre disegniamo. Inutile dire che stiamo un pò “barando” e che una 3B non potrà mai replicare una 5B senza produrre alcuna pressione, tuttavia è più pratico disegnare con 3 matite (B, 3B e 8B) piuttosto che 10. Ma questo argomento verrà trattato quando parleremo di tecnica, consigli e trucchi.

Spesso ci viene chiesto qual è la differenza tra una matita a grafite e un carboncino? La risposta è che la matita, anche nella sua versione più morbida (9B), non avrà mai un nero pieno ma un grigio molto scuro; invece il carboncino (molto più pratico nella versione a matita) produce un nero pieno.

Dobbiamo anche aggiungere altre differenze che possono essere viste come pro e contro, ad esempio la grafite produce un fastidioso effetto riflettente che aumenta con la pressione esercitata sulla carta. Infatti quando si creano ampie zone scure è possibile vedere il riflesso delle proprie dita sullo strato di grafite; ma anche la semplice pressione esercitata con una certa insistenza genererà un fastidioso riflesso che obbligherà il disegnatore a cambiare posizione alla lampada da disegno per annullare questo problema. Quindi è meglio lavorare su di un tavolo inclinabile e in uno studio con luce controllata, meglio evitare le aule con le classiche luci a “neon” fissate sul soffitto.

Detto questo la matita presenta una varietà di toni che il carboncino non ha, perché la sua friabile durezza non lo rende adatto per realizzare lavori dettagliati. Tuttavia esistono in commercio soluzioni per ovviare a questo problema e rendere la sua scorrevolezza simile a quella della matita, ma con l’intensità tonale del carboncino. E’ anche possibile mischiare le tecniche, ma un risultato ottimale lo si raggiunge solo con l’esperienza e non con la sola improvvisazione.

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